
DDL Governance, così non va!
Alle diciotto del 19 maggio il ministro ha convocato il tavolo tecnico con le OO.SS. e le associazioni di categoria con all’ordine del giorno la generica indicazione riguardante i problemi dell’università. Assente ll Ministro, la delegazione ministeriale è stata presieduta dal dott. Masia , il quale ha esposto le linee più rilevanti di un testo, non ancora conosciuto nella sua definitiva versione, che potrebbe essere presentato quanto prima al Consiglio dei Ministri. La riunione assembleare, alla quale hanno partecipato sedici organizzazioni, è stata deludente e non ha pienamente raggiunto l’obiettivo che il ministero si era proposto, cioè quello di riprendere il confronto dopo l’impegno assunto ai primi di novembre del 2008. Infatti, nonostante gli sforzi per rappresentare nelle sue grandi linee i contenuti del disegno di legge, tutte le delegazioni presenti hanno lamentato il grado di elevata incertezza in cui si svolgeva l’incontro su un testo che risultava sconosciuto persino alla parte ministeriale, soffermandosi sulle numerose criticità : dal modello di governance derivano troppo poteri ai rettori, si svuota di fatto il senato accademico, incomprensibile è la natura della nuova struttura unificante che sostituirebbe la facoltà, complicati sono i meccanismi concorsuali, confusi sono i percorsi per l’accesso e per la carriera del personale docente, collocato in ruoli distinti, nessuna risoluzione per l’annosa questione dello stato giuridico dei ricercatori, eccetera.
La Federazione Cisl Università valuta negativamente il ritardo di mesi con cui l’incontro è stato organizzato, nella immediatezza della presentazione del ddl, sia l’approssimazione del suo contenuto. Dopo l’impegno del Ministro del mese di novembre 2008 aveva confidato nella predisposizione di un metodo di lavoro costruttivo che avrebbe potuto dar vita a un provvedimento condiviso e realmente innovativo. La Ministro ci ha chiamati a un cosiddetto confronto che in mancanza di un testo scritto mostra una preconcetta scarsa considerazione del contributo che può provenire dalla OO.SS. e dalla nostra in particolare.
Prendendo atto di questa situazione , purtroppo, la Federazione Cisl Università deve manifestare le proprie riserve anche sul contenuto di una riforma che è inaccettabile. Tra le negatività più rilevanti si evidenziano le seguenti. Viene presentato un modello di governance universitaria ispirato non alla logica della responsabilità dei componenti la comunità accademica, ma alla logica del commissariamento. Infatti, il senato accademico viene depotenziato, le facoltà scompaiono, risulta rafforzato il potere dei rettori e del consiglio di amministrazione (dal quale sono estromessi rappresentanti del personale docente e tecnicoamministrativo e composto, praticamente, tutto di soggetti esterni all’ateneo), i revisori dei conti sono di nomina ministeriale, la contabilità economico-patrimoniale è di matrice ministeriale. A questo punto non serve insistere sulle fondazioni, in quanto è assicurato ampiamente il controllo esterno sulle università. Inoltre, i meccanismi concorsuali sono farraginosi e confusionari e finiscono per riportare il potere decisionale in sede locale. Nessuna risposta al problema delle situazioni di precariato ( come ad esempio quella degli assegnisti e dei cosiddetti ricercatori con contratto a tempo determinato) e a quello dei ricercatori universitari. E si potrebbe continuare.
Pertanto, la Cisl Università, manifesta la propria insoddisfazione e, pur confermando la piena disponibilità a ulteriori fasi di confronto, esprime la propria preoccupazione perché la Ministro mostra di non comprendere la gravità della situazione nella quale versa l’Università e il personale che opera e vive, contribuendo ad aggravare le criticità di un sistema che ha bisogno di una vera riforma.